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Paragrafo 11 . Ritorno e fine di Crispi.

     
Nel  dicembre  del 1893 si form un governo nuovamente  presieduto  da
Francesco  Crispi,  nonostante  il suo coinvolgimento  nello  scandalo
della  Banca  romana fosse stato non inferiore a quello del  Giolitti.
L'atteggiamento  nei  confronti  delle  agitazioni  siciliane   cambi
immediatamente:  le  forze dell'ordine furono impiegate  in  una  dura
repressione,  che provoc decine di morti; venne quindi proclamato  lo
stato d'assedio in tutta l'isola; furono sciolte le organizzazioni dei
lavoratori e istituiti tribunali militari, che emisero severe condanne
contro  i  dirigenti  dei  Fasci. Analoghe misure  vennero  prese  per
reprimere  una  rivolta  nel  frattempo scoppiata  in  Lunigiana  (fra
Toscana e Liguria) ad opera dei cavatori di marmo.
     L'azione  repressiva  si estese quindi  a  tutto  il  paese.  Nel
luglio  del  1894 vennero approvate leggi limitative delle libert  di
associazione  e  di  stampa  e fu attuata una  revisione  delle  liste
elettorali,  attraverso  un controllo dei titoli  di  studio  e  della
capacit di leggere e scrivere, che tolse il diritto di voto a pi  di
800.000  cittadini.  Nel  mese di ottobre  venne  sciolto  il  partito
socialista dei lavoratori italiani.
     Gli  effetti di tali misure, per, non furono quelli  sperati  da
Crispi. I socialisti, infatti, invece di indebolirsi, si rafforzarono,
grazie anche ai consensi di alcuni noti intellettuali, tra cui Edmondo
De  Amicis  e  Cesare Lombroso, e alla solidariet di  repubblicani  e
radicali.
     Crispi  cerc  anche  di  attenuare il  malcontento  popolare  in
Sicilia,  presentando  un progetto di legge per  la  suddivisione  dei
latifondi, che, per, non fu approvato per l'opposizione dei  deputati
sostenitori degli interessi dei grandi proprietari terrieri.  Migliore
esito ebbe l'opera di risanamento della finanza pubblica e di riordino
del sistema bancario, con l'attribuzione di pi ampi poteri alla Banca
d'Italia.
     Nel  frattempo  era tornata alla ribalta la vicenda  della  Banca
romana. Giolitti, additato da Crispi come il maggior colpevole,  aveva
presentato   una  serie  di  documenti,  da  cui  emergevano   dirette
responsabilit   di   Crispi;  quest'ultimo  fu  duramente   criticato
dall'opposizione, in particolare dal radicale Felice  Cavallotti,  che
gli  rivolse  pesanti  e  comprovate accuse e denunci  lo  scandaloso
intreccio  tra  affari  e politica e il generale  degrado  della  vita
pubblica.
     
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     Crispi  riusc a rinviare la discussione su tutta la questione  e
si  impegn in una ripresa della politica coloniale, che per  segner
la  fine del suo governo. La politica di espansione coloniale si trov
a  dover  fare i conti con l'Etiopia, che aveva denunciato il trattato
di  Uccialli, rifiutando il protettorato dell'Italia, non previsto nel
testo  in  lingua aramaica. Le sconfitte subite dalle truppe  italiane
all'Amba  Alagi (dicembre 1895) e a Macall (gennaio 1896) provocarono
divisioni  all'interno della stessa maggioranza; la  linea  offensiva,
caldeggiata dal Crispi, riusc comunque a prevalere. Il 1 marzo  1896
i  soldati  italiani  si  scontrarono con  l'esercito  etiope  in  una
battaglia presso Adua, che si concluse con una disfatta per l'Italia e
con migliaia di morti da entrambe le parti.
     Il  disastro di Adua fece crescere la protesta verso la  politica
coloniale  del  governo,  osteggiata non  solo  dalle  opposizioni  di
sinistra  ma  anche da una parte dell'elettorato moderato.  Crispi  fu
pertanto  costretto a dimettersi il 5 marzo 1896  e  usc  per  sempre
dalla scena politica.
